Avete mai sentito quell’irrefrenabile voglia di avventura che vi porta a fare improvvisi colpi di testa?

Io, nei miei sogni, sono una persona impavida e avventurosa, disposta a provare qualsiasi tipo di sport estremo, mi immagino persino a cimentarmi nel bunjee jumping o nel paracadutismo, ma la realtà, ahimè, è ben diversa: il massimo brivido adrenalinico l’ho provato durante un’inversione di pole dance, con il palo ben ancorato al terreno.

Quando ho conosciuto i ragazzi di Sharewood e mi hanno proposto di partecipare a una giornata di rafting in Val Sesia, mi sono trovata davanti ad una scelta: dare voce al mio io avventuroso, o tirarmi indietro. Ovviamente, ho scelto la prima! Del resto lo scopo di questo blog è proprio quello di mettermi in gioco a 360 gradi e di raccontare la mia vita, le mie emozioni e anche le mie paure. Quindi, zaino in spalla, mi sono svegliata la mattina presto e mi sono recata a Campertogno (VC) dove avevo il punto di ritrovo con gli altri ragazzi del gruppo. La Val Sesia è uno dei luoghi più famosi in Europa dove fare rafting, e proprio qui si trovano i migliori centri dove poter provare il brivido delle rapide!

Sono stata accolta da un clima amichevole e mi sono sentita subito a mio agio, quindi mi sono affidata al team che ci ha fatto una breve introduzione a quelle che sono le basi del rafting: la posizione da tenere sul gommone, come tenere la pagaia, e i comandi che ci avrebbe dato la guida durante la discesa. Ci siamo quindi cambiati indossando l’equipaggiamento necessario ad entrare in acqua: muta, giacca impermeabile, giubbotto di salvataggio e casco. Per quanto emozionante, è pur sempre un’esperienza fatta in completa sicurezza!

L’approccio con l’acqua è stato mozzafiato, nel vero senso della parola: tuffo a candela secco per bagnarsi tutti e via la paura. Ormai fradici eravamo più a nostro agio sul gommone e meno intimoriti dal cadere in acqua, ma i primi due-tre secondi sono stati un vero trauma perché l’acqua era davvero fredda!

Saliti sul gommone, prese le posizioni, insieme alla nostra guida ci siamo quindi avviati verso la nostra esperienza. Il tutto è durato un paio d’ore, alternate tra pagaiate nell’acqua calma che ci ha permesso di ammirare dei paesaggi splendidi e rapide emozionanti che ci hanno fatto salire l’adrenalina e lavorare insieme per rimanere tutti a bordo sani e salvi.

A metà dell’attraversata ci siamo fermati nei pressi di una roccia, e la guida ci ha esortato ad arrampicarci per un tuffo. “Sono solo pochi metri!” ci ha rassicurato. Io, ancora carica delle emozioni della discesa, con il mio lato avventuroso in full mode, sono salita sulla sporgenza senza pensarci troppo…se non per avere poi le ginocchia molli alla vista di quello che in realtà erano ben 6 metri di salto. Vi giuro, ci ho provato…una, due, tre volte…e poi sul bordo mi bloccavo. Tutti i miei compagni di viaggio erano già saltati, cosa potevo fare? Avevo due alternative: ridiscendere da dove ero salita, percorrendo la strada della vergogna di chi si tira indietro, o fare un bel respiro, un paio di mantra per il coraggio, e tuffarmi. E così ho fatto! Pochi secondi, un’enorme vuoto allo stomaco, e sono affondata in acqua, recuperando poi la corda del gommone e salendo a bordo tra gli incoraggiamenti degli altri ragazzi. Lo ammetto, sono morta di paura, ma sono riemersa con un sorriso immenso: sentivo di aver superato un mio limite e questo mi rendeva estremamente orgogliosa di me stessa!

Quando siamo rientrati al campo base, eravamo tutti stanchi ma felicissimi. Ad attenderci abbiamo trovato un grande prato dove asciugarci al sole, musica di sottofondo e taglieri di prodotti tipici che aspettavano solo di essere gustati – e vi assicuro che dopo tutta quell’attività eravamo davvero affamati!

Sono rientrata a casa sentendomi appagata e arricchita da questa esperienza, e decisamente felice di aver accettato di partecipare. Oltre alle sfide personali che ho superato, ho avuto modo di conoscere un gruppo di ragazzi fantastici con cui, complice anche la natura dell’escursione, si è instaurato un bel rapporto e con cui abbiamo creato un team insuperabile.

Per chi non lo conoscesse, Sharewood è l’AirBnB dell’attrezzatura sportiva outdoor. È il primo sito web in Europa a consentire ai proprietari di attrezzatura sportiva (i wooder) di noleggiarla agli explorer: sportivi, appassionati, viaggiatori desiderosi di vivere esperienze outdoor ovunque, proprio come me, o voi. Ora non avere l’attrezzatura necessaria per uno sport non è più una scusa! Sharewood pensa proprio a tutto, e a noi non resta che fare una ricerca in base all’attrezzatura e alla città dove vogliamo andare, ed il gioco è fatto. Che si tratti di sci, bicicletta, surf o kitesurf non importa, perché grazie a Sharewood l’unico limite sarà il vostro coraggio 🙂

Quanto siete pronti a mettervi in gioco?